Cyber sicurezza e transizione energetica: la nuova frontiera per le imprese
La transizione energetica ha smesso di essere una sfida puramente tecnologica per trasformarsi in una questione di sicurezza nazionale e continuità aziendale. Per gli imprenditori e i decisori della Pubblica Amministrazione, l’interconnessione degli impianti rappresenta oggi il principale vettore di efficienza ma, contemporaneamente, il punto di massima vulnerabilità. Durante il recente incontro “Energia per la digitalizzazione”, promosso dalla Fondazione Civitas ETS, è emerso un allarme chiaro: l’innovazione energetica deve procedere di pari passo con una protezione informatica rigorosa.
Lo scenario globale e l’impatto sul settore manufacturing
Il Rapporto Clusit 2026 fotografa un’escalation senza precedenti, con un incremento degli attacchi informatici globali del 157% nell’ultimo quinquennio. La pressione sulle infrastrutture produttive è diventata costante, portando la media mensile degli eventi critici da 171 a 439 unità. Nel corso del 2025 sono stati censiti oltre cinquemila attacchi gravi, segnando un aumento del 48,7% su base annua. Il dato più preoccupante riguarda proprio il settore industriale, che ha registrato una crescita delle offensive pari al 79%, con l’Italia che da sola catalizza il 16% dei cyber attacchi mondiali diretti al comparto manufacturing.
Il paradosso del Veneto: il rischio digitale nelle PMI
Il professor Mauro Conti, direttore del gruppo SPRITZ – Security and Privacy Research Group – dell’Università di Padova, definisce la situazione attuale come un paradosso del sistema produttivo. In un territorio come quello veneto, dove l’Industria 4.0 ha accelerato massicciamente la digitalizzazione degli impianti energetici e produttivi, la superficie di attacco si è ampliata in modo esponenziale. I dati relativi al 2025 indicano che il 37,8% delle PMI venete ha subito almeno un attacco informatico, evidenziando come oltre un’impresa su tre sia finita nel mirino dei cyber criminali. La presenza diffusa di sistemi legacy, ovvero tecnologie operative non originariamente progettate per la rete, rende le infrastrutture regionali particolarmente esposte a danni persistenti.
Intelligenza Artificiale e vulnerabilità delle infrastrutture energetiche
L’adozione dell’intelligenza artificiale rappresenta una lama a doppio taglio per il tessuto imprenditoriale. Se da un lato ottimizza le performance, dall’altro viene sfruttata per affinare tecniche di phishing e social engineering, che oggi costituiscono il 12,4% delle minacce in Italia. Un approccio superficiale all’innovazione rischia di compromettere la sicurezza delle infrastrutture critiche: colpire una componente cyber oggi significa impattare direttamente sulla distribuzione dell’energia e sulla stabilità degli impianti fotovoltaici. La convergenza tra sicurezza informatica e fisica richiede quindi una visione integrata che trasformi ogni nodo energetico in un sistema resiliente e protetto.
Verso una gestione sicura del patrimonio energetico aziendale
Il dibattito ha evidenziato soluzioni concrete per mitigare il rischio, come l’integrazione tra intelligenza artificiale e blockchain Algorand per garantire la trasparenza e l’integrità dei dati negli impianti di produzione. Parallelamente, il ruolo della finanza agevolata e l’adozione di sistemi di accumulo avanzati sono emersi come pilastri fondamentali per stabilizzare le reti e proteggere gli investimenti. La transizione energetica di successo passa necessariamente attraverso una digitalizzazione consapevole, dove la capacità di prevenire l’intrusione digitale diventa il prerequisito per l’efficienza energetica del futuro.

