Fino a 5 milioni di euro di finanziamento, un contributo a fondo perduto del 30% dell’importo richiesto e un anticipo immediato del 50% delle risorse: sono questi i numeri con cui il Fondo SIMEST “Transizione Digitale o Ecologica” premia oggi le imprese italiane che investono nella doppia transizione, digitale ed energetica. Un finanziamento agevolato a 8 anni che, grazie alle recenti integrazioni normative, apre ora prospettive interessanti anche in chiave di cumulabilità con altre misure nazionali, come l’Iperammortamento.
Chi guida un’impresa lo sa bene: le risorse pubbliche disponibili non sono infinite, e le condizioni più vantaggiose sono spesso riservate a chi si muove per primo. Il Fondo SIMEST rientra proprio in questa categoria di opportunità: uno strumento concreto, già operativo, che trasforma un progetto di investimento in un vantaggio competitivo reale, alleggerendo il costo del denaro e liberando liquidità da reinvestire nel core business.
Finanziamento agevolato e fondo perduto: un’accoppiata che funziona sia per l’imprenditore che vuole spingere sull’automazione e sulla digitalizzazione, sia per la piccola realtà agricola che punta a tagliare i costi energetici in bolletta.
Per attivare l’intervento agevolativo bastano pochi requisiti di base: sede legale e operativa in Italia, azienda regolarmente costituita e attiva, e almeno due bilanci depositati. Serve inoltre un fatturato export pari almeno al 10% dell’ultimo bilancio (soglia che scende però al 3% per le imprese energivore e per chi ha già intrapreso un percorso di efficientamento energetico). Un vero e proprio corsia preferenziale per chi ha già scelto di investire nella sostenibilità dei propri impianti.
E i numeri parlano chiaro: si può richiedere fino al 35% dei ricavi medi degli ultimi due bilanci, con tetti che arrivano a 500.000 euro per le micro imprese, 2.500.000 euro per PMI, PMI Innovative e Start Up Innovative, e fino a 5.000.000 euro per le altre imprese. E non è tutto: chi rientra tra le imprese energivore o tra quelle che hanno avviato un percorso di efficientamento può ottenere fino al 20% dell’importo come contributo a fondo perduto (massimo 200.000 euro), percentuale che sale addirittura al 30% per le PMI che rientrano nella nuova misura “Energia per la Competitività Internazionale”.
Con l’aggiornamento del 30 aprile 2026, SIMEST ha scelto di premiare in modo ancora più netto chi punta sulla transizione energetica. Le imprese energivore e quelle rientranti nella misura “Energia per la Competitività Internazionale” ottengono oggi un anticipo immediato del 50% dell’intervento agevolativo — il doppio rispetto al 25% ordinario — l’esenzione totale dalle garanzie per le domande presentate entro il 31 dicembre 2026.
A completare il quadro, un paniere di spese ammissibili sempre più ampio, che oggi copre non solo attrezzature tecnologiche e digitalizzazione, ma anche efficientamento energetico e idrico, mitigazione degli impatti climatici e certificazioni ambientali, diagnosi energetica compresa. Un ventaglio di possibilità che rende quasi impossibile non trovare, all’interno del proprio piano di investimento, una voce di spesa finanziabile.
A commentare le prospettive aperte da questa misura per il tessuto produttivo, interviene Daniele Stecco di Ambico Srl:
«Le due misure fanno cose diverse, ed è questo il loro punto di forza. SIMEST ti aiuta a finanziare l’investimento: metà del lavoro lo fa il tasso agevolato, e in alcuni casi una parte arriva anche a fondo perduto. L’iperammortamento ti fa risparmiare sulle tasse: il bene che acquisti viene valorizzato ai fini fiscali molto più del suo costo reale, e questo si traduce in imposte più basse per gli anni successivi.
Faccio un esempio: se un’azienda decide di investire 500.000 euro in un impianto fotovoltaico con accumulo per coprire i propri consumi, con SIMEST può ottenere un finanziamento a tasso agevolato e, se ne ha i requisiti, un contributo a fondo perduto fino a 150.000 euro. Inoltre, con l’iperammortamento, la maggiorazione del 180% sul costo dell’impianto vale circa 900.000 euro di ulteriori deduzioni fiscali: con un’aliquota IRES del 24%, si parla quindi di oltre 200.000 euro di imposte in meno nel tempo. Il risultato è un investimento che costa meno da finanziare e meno da tassare.
Ogni progetto va però verificato prima di partire: contano le tempistiche, il tipo di spesa e le regole di ciascuna misura. Per questo consigliamo di ragionare sul piano complessivo prima di firmare ordini o contratti, non dopo.»
Le opportunità come questa non restano aperte per sempre, e le condizioni più favorevoli come l’anticipo al 50%, l’esenzione dalle garanzie e fondo perduto fino al 30%, sono legate a finestre temporali precise. Aspettare significa rischiare di perdere proprio quelle premialità che oggi rendono il Fondo SIMEST così vantaggioso.
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