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Villa Durer: la prima CER in una Villa Veneta
L’integrazione di tecnologie per l’energia rinnovabile all’interno di edifici sottoposti a tutela monumentale rappresenta una delle sfide più complesse per la transizione energetica. Il progetto di Villa Durer a Villafranca Padovana dimostra come il restauro conservativo possa convivere con l’autosufficienza energetica, trasformando un bene storico nel nucleo di una Comunità Energetica Rinnovabile (CER).
Villa Durer, conosciuta anche come Villa Ca’ Dura, è una residenza seicentesca di pregio situata nel Padovano. Di proprietà di Jonathan Morello Ritter, l’immobile rappresenta un simbolo del patrimonio architettonico veneto. L’obiettivo della proprietà non era solo il recupero strutturale, ma la trasformazione della villa in un modello di sostenibilità capace di generare valore per l’intera comunità locale.
La sfida
La necessità principale riguardava l’abbattimento totale dei costi energetici di un edificio di grandi dimensioni, storicamente energivoro, senza alterarne l’estetica o la struttura originaria. La sfida tecnica prevedeva il raggiungimento dello standard nZEB (Nearly Zero Energy Building), superando i vincoli architettonici tipici delle ville venete. Parallelamente, l’esigenza finanziaria era quella di rendere l’investimento scalabile, passando dall’autoconsumo individuale alla condivisione collettiva dell’energia.
Il metodo integrato e il modello CER
L’intervento si è sviluppato attraverso un restauro durato tre anni, coordinato per integrare un impianto fotovoltaico da 60 kW installato in aree limitrofe non impattanti. Per gestire la discontinuità della fonte solare e garantire l’indipendenza dalla rete, abbiamo implementato un sistema di storage con batterie al litio da 120 kWh.
Successivamente, grazie alla partecipazione al bando della Regione Veneto per le Comunità Energetiche, il progetto è evoluto in una CER. La potenza installata presso la villa è stata messa a sistema con altri impianti del territorio, raggiungendo una capacità complessiva di 1 MW. Questo modello di condivisione virtuale permette di distribuire l’energia prodotta localmente a utenze diverse, ottimizzando i flussi energetici attraverso la rete di distribuzione esistente.
Risultati e impatto dell’intervento
L’operazione ha prodotto benefici misurabili su tre livelli: energetico, economico e sociale.
- Capacità energetica: 60 kW dedicati alla struttura e 1 MW di potenza complessiva per la comunità.
- Accumulo: 120 kWh di batterie per la massima gestione dell’autoconsumo.
- Impatto sociale: copertura del fabbisogno energetico per circa 300 famiglie del territorio.
- Standard edilizio: raggiungimento del consumo quasi zero (nZEB) per l’edificio storico.
- Risparmio: abbattimento dei costi in bolletta grazie alla condivisione interna dell’energia e agli incentivi previsti dal GSE.
Attraverso questo intervento, abbiamo dimostrato che è possibile coniugare il patrimonio storico e la sostenibilità energetica, raggiungendo così l’obiettivo di autoprodurre energia rinnovabile a prezzi accessibili, garantendo benefici ambientali e sociali.
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